Un’istantanea del Granducato: la permuta di Palaia del 1842
I documenti d’archivio sono finestre aperte sul passato, e il fascicolo relativo a un contratto di permuta del 6 settembre 1842 ne è un esempio lampante. Stipulato a Marti, nella Comunità di Palaia, questo atto notarile ci trasporta nella Toscana del XIX secolo, sotto il Pontificato di Sua Santità Gregorio Decimo Sesto e il felicemente dominante Granduca Leopoldo Secondo d’Austria. Protagonisti della transazione sono il Nobil’Uomo Dottor Giuseppe Del Frate, possidente e legale di Palaia, e l’Eccellentissimo Dottor Federigo Gorini, possidente e medico di professione, domiciliato a Montopoli.
Dettagli di una transazione terriera: boschi, vigne e garanzie legali
La permuta, mediata dal perito ingegnere Gaetano Chiarini di Pontedera, prevedeva lo scambio di due appezzamenti di terreno. Il Dottor Giuseppe Del Frate cedeva al Dottor Federigo Gorini un appezzamento di terra boschiva di lecci e querce, situato nel Popolo del Castello di Marti, in località “Poggione”, stimato lire centonovantadue. Viceversa, il Dottor Federigo Gorini trasferiva al Dottor Del Frate un appezzamento di terra lavorativa vitata e pioppata, posto sempre nel Popolo di Marti, ma in località “la Fornacina”, il cui valore era stimato in lire centonovannove.
La differenza di valore tra i due appezzamenti, pari a sette lire, fu risolta tramite un conguaglio, che il Dottor Giuseppe Del Frate sborsò in moneta d’argento toscana a favore del Dottor Gorini. L’atto includeva una fondamentale clausola di evizione, garanzia tipica dell’epoca per tutelare le parti in caso di future problematiche legali sul possesso dei beni. Il documento specifica che in caso di evizione:
“verificandosi una tale evizione s’intenda altresì preservato a quella delle Parti; dalla quale sarà sofferto, il diritto di ritornare al possesso, e godimento dei beni dati come sopra in permuta.”
È interessante notare come il Dottor Giuseppe Del Frate dichiarasse che la permuta fosse posta in essere non solo in nome suo, ma anche per interesse del fratello, il Dottor Francesco Del Frate.
L’atto notarile come specchio delle dinamiche socio-economiche del XIX secolo
L’intero procedimento fu redatto dal Dottor Vincenzo del fu Pietro Settini, Notaro Regio residente a Marti, nella casa di proprietà e abitazione del Reverendo Don Gaspero Govini. La formalità dell’atto è sottolineata dalla presenza di testimoni idonei, come il domestico Pietro Fontanelli e l’ecclesiastico Don Serafino Cinquini, entrambi domiciliati nel Castello di Marti, che firmarono il documento insieme alle parti e al notaio. Le spese notarili per l’atto, il registro e la voltura furono equamente suddivise tra i Signori Del Frate e Gorini, dimostrando le pratiche consuete per questo tipo di transazioni.
Registrato a Pontedera il sedici settembre 1842, questo fascicolo rappresenta non solo la documentazione di una specifica transazione, ma è anche un prezioso strumento per comprendere le dinamiche economiche e sociali della Toscana granducale nel XIX secolo. Riflette l’importanza della terra come bene primario, la complessità delle transazioni immobiliari e la cura nella registrazione legale per garantire i diritti di proprietà e prevenire future controversie.