Storia locale · 16 Giugno 2026

Le carte dei Bonsignori: l’asse ereditario e familiare tra Empoli e Prato nel Seicento

di Angiolo Gherardini
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L’alleanza matrimoniale con Prato e il vincolo fidecommissario

Nel XVII secolo, le complesse vicende patrimoniali e giudiziarie della famiglia Bonsignori di Empoli trovarono nel territorio di Prato un punto di snodo fondamentale. Il nucleo della disputa legale, documentata in un fascicolo amministrativo che copre oltre un secolo di vertenze (circa 1619-1735), risiede nel testamento di Mariano Bonsignori del 1619. Questo atto istituì un rigido fidecommesso sui beni stabili di famiglia, vincolandoli alla linea di successione maschile ed escludendo le figlie femmine da rivendicazioni superiori al valore della quota paterna. La situazione si complicò drasticamente quando uno degli eredi, Leone Bonsignori, fu bandito per omicidio, subendo la confisca di tutti i beni da parte del Fisco Granducale.

In questo scenario di disgregazione patrimoniale si inserisce il legame con Prato: Leone Bonsignori si unì infatti in terze nozze con Donna Francesca Ghibellini, figlia del defunto Alessandro Ghibellini di Prato, la quale portò in dote la cospicua somma di 800 scudi. Questa unione spostò l’asse degli interessi familiari e delle successive tutele legali proprio verso l’area pratese.

I drammi familiari a Gonfienti e la tutela dei Ghibellini

I documenti d’archivio rivelano come la zona di Prato sia stata il teatro degli eventi esistenziali più rilevanti per i membri superstiti della famiglia. Leone Bonsignori morì il 30 giugno 1650 e fu sepolto nella chiesa di San Martino a Gonfienti, situata nella villa del Marchese Niccolini, entro il territorio del Commissariato di Prato. I figli nati dal matrimonio con Francesca Ghibellini – Alessandro, di sedici anni, e Marietta, di sette – rimasero sotto la tutela dello zio materno, il reverendo Pavolo Ghibellini, curato della medesima chiesa di Gonfienti.

La morte improvvisa del curato, avvenuta il 13 agosto 1651, e la successiva scomparsa del giovane Alessandro, spirato il 22 gennaio 1652 e sepolto presso la Compagnia del Pellegrino di Prato, lasciarono la piccola Marietta come unica erede diretta delle pretese sul fidecommesso. La tutela della bambina passò allora ad Andrea Barberi, secondo marito di Francesca Ghibellini, formalmente deputato dal Magistrato Supremo di Firenze nel marzo del 1652.

Le rivendicazioni dotali e il Fisco di Prato

Una parte consistente delle carte d’archivio descrive le tutele e i rimborsi finanziari attivati all’interno del distretto pratese. Nel settembre del 1651, Francesca Ghibellini consegnò al nuovo marito un istrumento notarile rogato a Prato dal notaio Ceccherelli, relativo a 300 scudi d’interesse legati a un fondo dotale originato dalla vendita di beni a Samminiatello.

Il coinvolgimento delle magistrature locali emerge anche nelle carte relative alle precedenti consorti di Leone. Faustina Falagiani, prima moglie del bandito, risultava infatti creditrice del “Fisco di Prato” in virtù di una sentenza dei Capitani di Parte, ottenendo in seguito come scomputo della propria dote un Torrione posto sopra la Porta Pisana di Empoli. Il fascicolo offre così un quadro dettagliato della giurisprudenza toscana dell’epoca, illustrando come le sorti di una famiglia empolese si siano decise attraverso la mediazione di notai, ecclesiastici e uffici fiscali operanti nel territorio di Prato.