Un Nuova Arcata per la Cappella di San Giovanni Evangelista
Il presente fascicolo d’archivio, datato tra il 1736 e il 1756, offre uno spaccato dettagliato sulla realizzazione di un arco nella Cappella di S. Giovanni Evangelista, situata all’interno dell’Insigne Collegiata e Prepositura di S. Andrea d’Empoli. Sotto la direzione del Rettore Francesco Maria Del Frate, i documenti tracciano il percorso contrattuale ed economico della commissione, affidata al Maestro Giuseppe Giovannini, scarpellino originario di Comoiana (o “Gonnorata”, come appare in un’altra attestazione).
L’obiettivo principale era la costruzione di una nuova arcata, ispirata a quella già presente nella Cappella del Santissimo Crocifisso nella medesima Collegiata. Questa documentazione, composta da atti privati e ricevute di pagamento, funge da preziosa testimonianza delle modalità operative e delle relazioni professionali nel contesto architettonico del Barocco toscano.
Dettagli Contrattuali e la Gestione dei Costi
I documenti rivelano un’iniziale fase di negoziazione. Un accordo datato 15 giugno 1736 prevedeva un compenso di “scudi Settanta” per la costruzione dell’arco. Tuttavia, un’attestazione successiva, del 19 giugno 1736, stabilisce il prezzo finale a “scudi sessanta”, da saldare con un anticipo di dieci scudi “alla mano” e il rimanente in rate annuali di dieci scudi fino alla “totale estinzione”. Questo secondo accordo è poi stato definitivamente saldato il 16 settembre 1745 da Carlo Giovannini, figlio o erede del maestro, come attestato dalla nota “si straccio”.
È significativo notare come il compenso base non coprisse tutte le spese. Erano escluse le “portature delle pietre” – materiale che doveva essere trasportato da località come la Consoltina o la Golfolina – e le opere complementari, quali gli “scaloni” o i “traboccaj” ai piedi dell’arco. Vennero inoltre documentati “accrescimenti di alcune striscie di Pietra” o “volute”, resi necessari dalla misurazione delle colonne di sostegno e valutati in “scudi quattro”, che il Rettore Del Frate si obbligava a pagare a parte.
Una sequenza di ricevute tra il 1737 e il 1741, a nome di Giuseppe Giovannini, mostra i pagamenti effettuati: dopo un primo saldo di quaranta scudi, seguirono rate da dieci, quattro e sei scudi, fino al “resto e saldo” finale. Questo insieme di registrazioni offre un quadro chiaro della gestione economica e del flusso finanziario di un’opera architettonica dell’epoca.
Oltre l’Arco: Manutenzioni Successive e il Valore dei Documenti
Il fascicolo non si limita alla costruzione iniziale dell’arco. Altri fogli attestano interventi di manutenzione successivi, distanti anni dall’opera principale. Nel febbraio del 1806, Anacleto Laschetti ricevette “Lire dieci per bianco, pennello, ed opre fatte alla Cappella”, per mano del prete Giuseppe Corsi e a carico del Dottor Niccolò del Frate. Ancora, nel luglio 1816, Stefano Grabugi e Antonio Alessandrini vengono pagati per la realizzazione e l’inverniciatura di una “pradella”, ovvero una balaustra, a cura del Cappellano Giuseppe Corsi.
Queste attestazioni estemporanee, sebbene al di fuori del periodo principale della costruzione dell’arco, evidenziano la continuità delle cure e degli interventi manutentivi sulla Cappella di S. Giovanni Evangelista. Nel complesso, il fascicolo offre un’importante testimonianza storica sulle pratiche contrattuali e le dinamiche economiche nell’ambito delle opere architettoniche ecclesiastiche nel XVIII secolo, sottolineando il ruolo centrale di figure professionali come gli scarpellini e la meticolosa gestione dei Rettori nella conservazione del patrimonio religioso e culturale.