Storia locale · 27 Maggio 2026

Giustizia civile e riforme militari nella Toscana del XIX secolo: il caso dei Cacciatori Volontari nel Vicariato di Lari

di Angiolo Gherardini
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Il conflitto di giurisdizione tra il Vicario di Lari e la Sesta Compagnia

I documenti d’archivio della Sesta Compagnia dei Cacciatori Volontari di Costa, attivi tra il 1834 e il 1838 sotto la giurisdizione di Palaia e dei centri limitrofi, offrono una precisa testimonianza delle tensioni istituzionali tra potere giudiziario civile e autorità militari nel Granducato di Toscana. Il caso più significativo emerge dalla corrispondenza relativa a un grave conflitto di giurisdizione verificatosi nel territorio del Vicariato di Lari, specificamente nel Castello di Legoli.

In questa località, caratterizzata da forti contrasti tra la popolazione e il pievano locale, si registrò l’incendio doloso di alcuni pagliai di proprietà del religioso. Il Tribunale di Lari avviò le indagini emettendo citazioni dirette per vari residenti, tra cui il Caporale dei Cacciatori Giovanni Centofanti e altri tre commilitoni, sospettati di complicità. Il Vicario di Lari procedette alla citazione formale dei militari senza informare preventivamente il comando della Compagnia, nonostante fosse in possesso del ruolo nominativo dei Cacciatori residenti sotto la sua giurisdizione. La reazione del capitano comandante, volta a difendere il foro militare e l’autonomia della propria giurisdizione, fu immediata:

“Per evitare adunque che nascano sconcerti, e disturbi nella Compagnia ho creduto bene ordinare ai medesimi Cacciatori di non presentarsi fino che non gli fosse da me ordinato, ed è perciò che la prego a volersi degnare al più presto possibile dirmi come mi devo regolare in tale affare essendo di somma importanza per tutta la Compagnia.”

Ordine pubblico, logistica e disciplina sul territorio

Il controllo del territorio da parte della Sesta Compagnia, presidiata a Palaia e con distaccamenti a Montefoscoli, Peccioli, Lajatico e Soiana, non si limitava alla risoluzione dei conflitti istituzionali. La corrispondenza diretta all’Aiutante Maggiore presso il comando di battaglione a Pisa documenta un impiego costante della milizia in compiti di pubblica sicurezza e la complessa gestione amministrativa dei sottoposti.

Sul fronte dell’ordine pubblico, si registra l’arresto di tre “assassini” sulle colline di Montefoscoli, operazione condotta dal Caporale Domenico Doni insieme ai paesani Pietro Filippeschi e Distanti in collaborazione con il Vicario Regio di Pontedera. A Castel del Bosco, il Caporale Lorenzo Monti si distinse per l’arresto di un disertore, condotto a Livorno. Tuttavia, la gestione del personale presentava frequenti criticità disciplinari. È il caso della richiesta di radiazione per il pompiere Giuseppe Telleschi, sospettato di furto e di favoreggiamento verso malviventi locali, la cui qualifica militare ostacolava le perquisizioni della polizia civile.

I documenti evidenziano infine le difficoltà logistiche quotidiane, dalle dispute per la pigione del magazzino d’armi di Peccioli con il Tenente Leonardo Casanova, fino alle sanzioni pecuniarie elevate contro il già Vice Caporale Giuseppe Simoncelli per il deterioramento, avvenuto nella canonica di Lajatico, dell’uniforme del cacciatore Emilio Guerri.