Storia locale · 7 Giugno 2026

La gestione finanziaria di Palaia nel XVIII secolo attraverso le carte del camarlingo Del Frate

di Angiolo Gherardini
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La gestione fiscale a Palaia nel XVIII secolo: la Colletta e le tasse locali

Le carte d’archivio relative alla famiglia Del Frate, attiva nel territorio pisano durante il XVIII secolo, offrono una dettagliata documentazione sulla gestione amministrativa e finanziaria della comunità di Palaia. Al centro di questo sistema burocratico si colloca la figura del camarlingo, il tesoriere locale incaricato della riscossione delle imposte e del bilancio comunitario. Tra i membri di questa famiglia, Antonio Domenico Del Frate (indicato nei documenti anche come Angiolo Domenico o Domenico) ricoprì questo ruolo per diverse gabelle del territorio.

Il compito principale del camarlingo era la riscossione e il successivo versamento della “Colletta Universale”, un’imposta statale destinata alle casse centrali del Granducato di Toscana. Un documento del 24 ottobre 1762 attesta un consistente versamento effettuato per la comunità di Palaia:

“Ricevei da Signore Angiolo Domenico Del Frate Camarlingo di Palaia scudi trecento sono per a’ Conto di quello deve Camp. dello Stato a s 12”

La ricevuta, firmata dal Camarlingo Generale Simone Luini, dimostra l’entità dei flussi finanziari che dalla periferia venivano trasferiti verso lo Stato. Oltre alla Colletta, l’amministrazione di Palaia gestiva imposte locali come la “Tassa della Macina” (sul grano macinato) e la “Tassa dei Macelli” (sulla macellazione della carne). Una ricevuta del 16 giugno 1701 documenta il pagamento di sei lire da parte di Domenico di Frate, tramite il fratello Niccolò, all’esattore Cosimo Pandolfi per la Tassa di Macina della comunità di Palaia di quell’anno.

Spese comunali e conflitti giurisdizionali

Le entrate fiscali raccolte sul territorio non erano destinate unicamente alle casse centrali, ma servivano anche a finanziare la macchina burocratica interna di Palaia attraverso specifici mandati di pagamento. Il 9 giugno 1716, il gonfaloniere Cosimo Pandolfi firmò un mandato destinato ad Antonio Domenico di Frate, in qualità di camarlingo della Tassa dei Macelli e della Colletta di Palaia, ordinando di liquidare quattordici lire a Carlo Alessi come salario per il suo operato di esattore della Tassa dei Macelli per l’anno 1715.

Accanto alla gestione ordinaria delle imposte, i documenti d’archivio rivelano le complesse interazioni giurisdizionali tra i funzionari di Palaia, le magistrature di Pisa e i deputati fiorentini. Una lettera indirizzata a Niccolò Frate evidenzia le tensioni legate alla gestione dei beni sequestrati all’eredità Berzi. In questa occasione, il Cancelliere della Corte di Palaia richiese formalmente l’esibizione delle scritture e dell’inventario dei beni situati nella giurisdizione locale:

“Il Cancelliere della Corte di Palaia ci ha fatto instanza dell’esibizione delle Vostre Scritture, e l’inventario da lui fatto d’ordine nostro de’ Beni dell’eredità per Berzi situati nella Vostra giurisdizione”

La medesima corrispondenza fa riferimento a un sequestro di vino e olio operato dalla Dogana di Pisa ai danni dello stesso asse ereditario, a dimostrazione di come la comunità locale e i suoi amministratori si trovassero al centro di una fitta rete di controlli e tutele legali che richiedevano un costante coordinamento tra le autorità centrali e periferiche del Granducato.