Fiscalità e Autonomie: La Pisa del Granducato nel 1597
Un fascicolo d’archivio custodisce un ricco spaccato della storia toscana tra la fine del XVI e l’inizio del XIX secolo, offrendo una prospettiva unica sulle dinamiche amministrative, fiscali e patrimoniali. Tra i documenti più antichi spicca una petizione del 1597 in cui la città di Pisa si rivolge al Granduca per contestare l’applicazione di nuove tasse e “matricole”. La memoria presentata evidenzia il disagio economico:
“La città di Pisa humilmente gli espone come p[er] l’adietro sono diminuiti molti bottegai p[er] la multiplicatione delle matricole, et traueder nel riscuoterle, et non potendo i poueri huomini supplire a” tanti paga- menti sono stati forzati serrare le lor botteghe, et andarsene altroue.”
La supplica mirava a ottenere una moderazione delle gabelle e la possibilità di vendere beni “vili di poco momento” senza aggravi. La risposta del Granduca, datata 22 dicembre 1597, riconosceva i privilegi pisani, affermando che
“i Pisani e lor contado non siano di ragione tenuti a pagare alcuna sorte di matricole o tasse al f[isc]o di Firenze, et douere esserne liberi.”
Questa interazione documenta le complesse relazioni fiscali tra le città e il potere granducale, con una nota di Antonio Guidini del 1701 che ribadisce l’osservanza delle esenzioni.
Il Patrimonio Quotidiano: Inventari e Oggetti di Vita
Il fascicolo si arricchisce di dettagli sul patrimonio materiale delle famiglie toscane, grazie a numerosi inventari datati tra il XVII e il XVIII secolo, inclusa una registrazione specifica del 1640. Questi elenchi minuziosi descrivono arredi domestici, attrezzi, bestiame e beni mobili, offrendo uno sguardo diretto sulla vita dell’epoca. Vengono registrati oggetti di ogni tipo, dalla mobilia della casa (letti, sedie, tavolini, cassoni) agli utensili della cucina (piatti, tegami, pentole), fino agli oggetti più preziosi come “undici cucchiai, ed undici forchette” d’argento e “due Saliere di arge[nto]”. Non mancano dettagli sulle armi, con menzione di “Quattro spade lunghe e uno spadino da signore e un pugnale corto e due arme in asta”, né sul corredo tessile o gli strumenti agricoli, come staia, crivelli e attrezzi da stalla. La descrizione degli ambienti, quali la tinaja (cantina) con le sue botti e bigonce, o il pollaio, completa il quadro della gestione domestica e agricola nelle comunità di Pisa e del Valdarno, permettendo di ricostruire il tenore di vita e gli usi dell’epoca.
Tra Amministrazione e Microstorie: Dalle Compravendite alle Istantze Personali
La documentazione prosegue nel Settecento e primo Ottocento con atti amministrativi e contabili che illuminano aspetti legali e personali. Un bilancio dettagliato del 1746 registra la vendita di una casa a S. Donnino da parte di Maddalena Tempestini, con l’intermediazione del procuratore Giuseppe Masini e la figura del mallevadore Giuseppe Manetti. Tale documento illustra la gestione patrimoniale, i rimborsi spese legali e l’assegnazione di una dote. Accanto a queste transazioni di rilievo, emergono istanze più quotidiane: nel 1813, Attilio Lazzerini di Condigione, domiciliato a Fuggeja (Palaia), inoltra una richiesta al Sotto Prefetto del Circondario di Volterra per ottenere un permesso di porto d’armi per la caccia, fornendo una minuziosa descrizione personale (età 38 anni, statura alta, occhi celesti, carnagione bruna). Nel 1812, Francesco del Fonte di Palaia chiede licenza per il taglio di una cigliata di macchia cedua e due olmi. Il fascicolo include anche una ricevuta del 1803 per la requisizione di un letto da parte della Deputazione Comune di Pisa per il servizio delle truppe francesi, come attestato da Matteo Differon, cancelliere. Trascrizioni di atti a Volterra, Livorno e Firenze tra il 1812 e il 1813, registrazioni di nascite tra il 1769 e il 1789, e una lettera personale senza data ma proveniente da Livorno (“Chi sapete”), completano questo eterogeneo ritratto della vita economica, sociale e burocratica in Toscana tra età moderna e primo Ottocento.