Storia locale · 31 Maggio 2026

La macchina fiscale del Granducato di Toscana: Pontedera e le comunità pisane nei documenti d’archivio del Settecento

di Angiolo Gherardini
Tutte le cronache →

La riscossione delle imposte statali a Pontedera

Il nucleo documentario conservato nel fascicolo amministrativo offre una testimonianza diretta delle procedure di esazione fiscale nel territorio di Pontedera durante il XVIII secolo. Attraverso una fitta serie di ricevute di pagamento, emerge il funzionamento della macchina burocratica che legava le comunità locali del contado pisano alla tesoreria centrale del Granducato di Toscana. I camarlinghi di Pontedera, tra i quali ricorrono frequentemente i nomi di Anton Domenico del Frate, Angelo Domenico Alfieri, Domenico Gherardi e Antonio Dondi, erano incaricati di raccogliere le somme versate dai contribuenti e di trasferirle al Camarlingo Generale dello Stato, rappresentato in questo periodo principalmente da figure come Simone Turini (registrato anche come Tunici, Tumi, Tunni o Turrini) e Simone Simoni.

Le principali imposte attestate dai documenti sono la Colletta Universale, l’imposizione straordinaria del “tre per cento” istituita nel 1720 e il Monte Redimibile. Le quietanze di pagamento registrano meticolosamente le somme in scudi e ducati, riportando la data e il preciso riferimento al registro contabile centrale (“Campione dello Stato”). Ad esempio, un documento del 17 ottobre 1727 attesta il versamento di cento scudi effettuato dall’ex camarlingo di Pontedera, Anton Domenico Vivaldi, a favore del Monte Redimibile:

«Ricevei da Anton Domenico Vivaldi già Stato Camarlingo di Pontadera — Scudi cento m[one]da — — sono per a Conto — di quello deve Camp. dello Stato a c. 148 — scudi 100. — Santi Baldini»

La gestione contabile locale e l’imposizione del tre per cento

I documenti evidenziano anche la gestione contabile separata per specifiche tasse statali, come l’imposizione del tre per cento del 1720. Tra il 1724 e il 1725, i camarlinghi di Pontedera e della vicina Palaia, come Anton Domenico del Frate e Angelo Domenico del Frate, effettuarono diversi versamenti in ducati imputati al “Campione dello Stato segnato A”. Oltre alle imposte straordinarie, i rendiconti mostrano le complesse attività di riconciliazione dei conti pubblici effettuate dai funzionari locali. Un esempio è offerto dalle note contabili del camarlingo Antonio Dondi per gli anni dal 1715 al 1720, caratterizzate da dettagliate rettifiche e ordini di cancelleria per il saldo delle pendenze comunitarie.

Il controllo del territorio: salari e “riscontro delle bocche”

La documentazione non si limita a registrare i flussi finanziari verso lo Stato, ma illustra anche le spese di funzionamento delle stesse amministrazioni comunitarie. Nei registri figurano mandati di pagamento per i salari dei deputati e degli ufficiali comunali, come Giovanni Francesco Mannari per Palaia e Marco Macchini per la comunità di Monte Castello. Di particolare rilevanza per la storia sociale e demografica del territorio sono i mandati relativi al “riscontro delle bocche”, ovvero i censimenti della popolazione finalizzati all’applicazione della Tassa del Macinato. Nel marzo 1722, l’esattore Cosimo Pandolfi ordinò al camarlingo di Pontedera, Anton Domenico del Frate, di pagare quattro lire a Bartolo Cupidi per aver effettuato tale verifica nelle comunità di Gello e Pozzale, territori allora gravitanti sotto la giurisdizione fiscale pontederese.