Storia locale · 5 Giugno 2026

La burocrazia di Firenze e le strategie provinciali: le carte della famiglia Del Frate tra Sei e Settecento

di Angiolo Gherardini
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La burocrazia granducale a Firenze: dalle pensioni militari alle tutele sociali

Nel corso del XVIII secolo, lo Stato granducale toscano consolidò un capillare sistema amministrativo con sede a Firenze, al quale le famiglie della provincia dovevano fare riferimento per garantire la propria stabilità economica e sociale. Un caso esemplare è offerto dai documenti della famiglia Del Frate, originaria di Pontedera, conservati in un fascicolo d’archivio che copre principalmente gli anni tra il 1684 e il 1719.

Tra le carte spicca un’attestazione emessa il 15 giugno 1719 dalla Banca Militare di Firenze. Il documento riporta un rescritto granducale del 31 maggio dello stesso anno, firmato dal segretario Carlo Rinuccini, che concede una “piazza morta” (una forma di pensione militare) di quattro scudi mensili ciascuno ai fratelli Niccolò e Antonio Domenico Del Frate. La genesi di tale provvedimento risale a una supplica presentata nel 1714 da Francesco Carraccioli, un uomo di 110 anni, il quale chiedeva al Granduca di ricompensare i fratelli Del Frate per l’assistenza e il mantenimento (vitto e vestito) da loro ricevuti per molti anni. Attraverso la mediazione delle istituzioni centrali fiorentine, la famiglia Del Frate riuscì così a convertire un atto di carità privata in una rendita vitalizia statale.

Il controllo sanitario e la mobilità: le “bullette” della sanità fiorentina

Firenze esercitava un rigido controllo non solo sulle finanze e sulle cariche, ma anche sulla mobilità delle persone attraverso specifiche magistrature. Nel fascicolo è conservata una “bulletta di sanità” originale, rilasciata gratuitamente il 10 giugno 1691 d’ordine dei Signori Uffiziali di Sanità della Città di Firenze. Il documento attesta la provenienza di Giovanni Battista Del Frate, di 45 anni, descritto con precisione connotativa («Pelo Castagnuolo, Statura Giusta»), dalla Villa di Spicchio, situata nella Podesteria di Vinci e Cerreto, certificando che in quel luogo si godeva perfetta salute e non vi era sospetto di contagio.

Questo tipo di documento era indispensabile per consentire ai sudditi di circolare nel territorio del Granducato, evidenziando il ruolo di Firenze nella prevenzione delle epidemie e nella regolamentazione dei flussi demografici della provincia.

Patronato nobiliare e carriere ecclesiastiche nel territorio

Il consolidamento dello status dei Del Frate passava anche attraverso i canali ecclesiastici, regolati da fitte reti di patronato. Una lettera del 21 ottobre 1719, scritta da Giovanni Battista Pellicci da Palaia, analizza le prospettive del Canonico Pietro Del Frate. Il religioso valutava la rinuncia al proprio canonicato a favore di un nipote per ottenere una chiesa nei pressi di Empoli. Il documento rivela l’intercessione del Marchese Niccolini per la chiesa di Camugliano, di cui Pellicci valuta realisticamente i pro e i contro:

«vi è anco l’incomodo dlla Chiesa che è discosta dall’abitazione che vuol a dire l’aver a uscire di casa a tempi scarsi ed mettersi poi in confessionario con umido addosso […] è modo di lasciarvi la pelle»

Queste carte, integrate da una precedente lettera di congratulazioni del 4 maggio 1684 inviata da Liberato Messerini per la promozione di un fratello Del Frate al canonicato, e da una quietanza di pagamento di 44 lire emessa l’11 luglio 1719 da Pietro Pandolfini (cameriere della Venerabile Opera di Pisa), mostrano come la gestione dei benefici ecclesiastici e il ricorso alle istituzioni di Firenze fossero elementi cardine per la sopravvivenza e l’ascesa delle famiglie della provincia toscana.