Un Fascicolo, Molte Storie: Proprietà e Litigi nella Livorno del Settecento
Il fascicolo archivistico intitolato “Del Frate (Marco e Giovanni Batta)” ci trasporta nelle dinamiche patrimoniali della Livorno del XVIII secolo, offrendo uno spaccato delle sfide legali e contrattuali legate al possesso e al godimento di beni urbani. Questo compendio di atti, che abbraccia un periodo sorprendentemente lungo dal 1695 al 1834, verte principalmente su una complessa controversia inerente un magazzino situato nella strategica Darsena cittadina.
Al centro della lite si trovano i membri della famiglia Del Frate, Marco e il defunto Giovanni Batta, in contrapposizione con il creditore Gio: Gubellini e il concessionario Giuseppe Mastolini. L’origine del contenzioso risale a un’obbligazione chirografaria del 22 dicembre 1734, con cui Giovanni Batta e Marco del Frate si riconoscevano debitori di “fiorini 200 d’oro” verso il Sig. Gio: Gubellini, con un interesse del cinque per cento annuo. A questa obbligazione era collegata la locazione del medesimo magazzino al creditore, con una pigione annua di dieci fiorini.
La Contesa sul Fidecommesso e la Risoluzione Notarile (1737-1751)
La morte di Giovanni Batta del Frate nel 1737 complicò significativamente la situazione. Marco del Frate contestò la natura solidale dell’obbligazione, sostenendo che il magazzino fosse sottoposto a un “fidecommisso”. Questa condizione legale, come emerge dagli atti, lo esonerava dalla piena responsabilità del debito, permettendogli di invocare il “beneficio della divisione”. Marco pretendeva inoltre che la pigione maturata dal giorno della morte del fratello fosse imputata prima ai frutti e poi alla sorte principale del debito, per la sua quota parte.
La disputa, che includeva anche richieste di Mastolini per il pagamento dei 200 fiorini e per rimborsi di “acconciimenti e rifacimenti” al magazzino, sfociò in un accordo conciliativo. Il 16 febbraio 1751, dinanzi al notaio Giovanni Paolo Lorenzi, venne rogato un compromesso. Marco del Frate dichiarò esplicitamente di non voler assumere “titolo hereditario” né “responsabilità integrali” per l’obbligazione del defunto fratello. Le parti giunsero a un’intesa che prevedeva rinunce reciproche: Mastolini non avrebbe più potuto richiedere spese e frutti pregressi, mentre Marco rinunciava a pretese di pigione per il periodo trascorso. L’accordo stabiliva che Giuseppe Mastolini avrebbe goduto del magazzino per dieci anni, a partire da quella data, “senza pagamento alcuno di Pigione”, con concessione di una “amplia e general quietanza”.
Uno Sguardo sulla Continuità Proprietaria e Gestionale
Il fascicolo arricchisce il quadro con documenti accessori che tracciano una linea temporale più ampia delle vicende immobiliari della famiglia o di beni analoghi. Tra questi, una scrittura privata del 1° aprile 1695 documenta una locazione concessa da Marco del Frate d’Empoli a Caporale Andrea Guglielmi per una casa in Via Matoranaia a Livorno, con un’annotazione di cessione del 1704. Questo dimostra la gestione di diverse proprietà da parte della famiglia nel tempo.
La continuità del magazzino oggetto della disputa è attestata anche da una lettera del 20 marzo 1772, in cui Stefano Martolini, affittuario, segnala a Marco del Frate il “Cattivissimo Stato” del magazzino, denunciando “la Tettoia… rotta” e la pioggia che entrava “come in Strada”, minacciando azioni legali in caso di mancata riparazione. Infine, una scrittura privata del 2 giugno 1834, seppur riguardante una locazione tra i Sig.ri Gio: Matteo e Marco Del Raso e il Capo Maestro Giovanni Pubelli per un magazzino “nella darsena lungo il fossetto dell’Arsenale”, testimonia la persistenza delle pratiche contrattuali e della tipologia di bene nella stessa area portuale, evidenziando come simili proprietà continuassero a essere oggetto di transazioni e gestione per oltre un secolo e mezzo.