Storia locale · 1 Maggio 2026

Un’Operazione Finanziaria nella Livorno della Restaurazione: Il Censo Alessandri-Del Frate

di Angiolo Gherardini
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Un Documento Chiave per il XIX Secolo Toscano

Il 3 maggio 1825, a Livorno, si formalizzava un atto privato di significativa rilevanza per comprendere le dinamiche economico-finanziarie della Toscana della Restaurazione. Questo documento, catalogato come “Atto di riduzione del censo e assunzione dell’obbligo di pagamento”, registra l’adeguamento di un contratto di censo stipulato originariamente dal Nobile Gregorio Alessandri in data 31 luglio 1821 in favore dei Padri Barnabiti del Collegio di S. Sebastiano di Livorno. Il censo, una forma di credito fondiario comune all’epoca, prevedeva un versamento annuo a fronte di un capitale garantito su beni immobili.

L’atto testimonia l’evoluzione delle condizioni di mercato e la gestione patrimoniale degli enti religiosi. In particolare, esso recepisce la “proposta e la deliberazione capitolare del 21 aprile 1825″ dei Padri Barnabiti, e l'”accettazione della cessione dei beni censiti da parte dei fratelli Giuseppe e Francesco Del Frate”, un mero richiamo a un ricognito precedente dell’11 aprile 1825.

I Dettagli dell’Accordo: Censo e Nuove Obbligazioni

Il cuore della transazione risiede nella ridefinizione del valore e delle condizioni del censo. Il capitale censito viene fissato in Lire 17.250. Il frutto annuo, originariamente stabilito al 6% (Lire 1.035), viene ridotto al 5%, corrispondente a Lire 862 e 10 soldi, con decorrenza dall’11 aprile 1825. La trascrizione dettaglia che questa riduzione venne considerata dai Padri Barnabiti come coerente con la “congruità di frutto di cinque per cento che in sostanza si è oggi quello che unicamente puo sperarsi dagl’Impieghi di Danaro”.

I fratelli Giuseppe e Francesco Del Frate di Palaia, a seguito dell’acquisto dei beni gravati dal censo, si assumono le nuove obbligazioni. Il documento li costituisce “debitori solidali verso il Collegio dei Padri Barnabiti”, impegnandoli a corrispondere l’annua somma ridotta in “moneta sonante d’argento” tramite rate semestrali, da pagarsi a Livorno al Camerlengo pro tempore. Essi accettano altresì “tutti i patti e ipoteche previsti dal rogito del 31 luglio 1821”, garantendo la continuità dei diritti del Collegio.

Il Padre Don Paolo Granella, Camerlengo e delegato dalla deliberazione capitolare del 21 aprile 1825, dichiara esplicitamente che la modifica:

non altera la natura del credito né le ipoteche a favore del Collegio

preservando così la sicurezza dell’investimento dei Barnabiti. L’atto include inoltre la rinuncia a eccezioni personali contro Gregorio Alessandri e venne “Registrato a Controllo Li quattordici Maggio 1825” presso il Vol 15, f. 170.

Una Finestra sulla Prassi Creditizia Toscana

Questo atto notarile rappresenta una fonte documentaria preziosa per studi sulla gestione patrimoniale degli enti religiosi e sulle pratiche creditizie nella Toscana della prima metà dell’Ottocento. Fornisce dati concreti sulla flessibilità dei mercati finanziari dell’epoca, capaci di adattarsi alle mutate condizioni economiche attraverso la rinegoziazione dei tassi di interesse.

La transazione coinvolge diverse località della Toscana — Livorno, Marti, Palaia, Pistoia, Pontedera — evidenziando una rete di interessi economici e legali estesa sul territorio. La meticolosa registrazione delle condizioni, delle assunzioni di debito e delle garanzie ipotecarie sottolinea il rigore giuridico e la necessità di tutela degli investimenti, sia per le istituzioni religiose che per i privati che si impegnavano in operazioni fondiarie di questa natura.