Tra Restaurazione e Riti: Il Contenzioso del Beneficio di Spicchio
Dall’analisi di un complesso fascicolo d’archivio, datato tra il 1794 e il 1824, emerge un vivace spaccato delle dinamiche burocratiche e delle pendenze ecclesiastiche nello Stato Pontificio durante l’età della Restaurazione. Al centro della documentazione si colloca l’annosa questione del Beneficio di Spicchio, un affare patronale che vede protagonisti il Dottor Giuseppe Del Frate di Firenze e l’Arcivescovo G. Marchetti, Arcidiacono di Ancira (Ankara in Turchia).
Il carteggio rivela le difficoltà e le lungaggini nel risolvere questioni legate a benefici ecclesiastici, spesso complicate da una documentazione frammentaria e da interpretazioni divergenti degli obblighi. L’affare del Beneficio di Spicchio era già stato avviato “per la via della Congregazione de’ Riti” a Roma, un chiaro segnale della sua complessità e dell’esigenza di un intervento di alta istanza.
Carteggio e Complessità Burocratica
La vicenda prende forma principalmente attraverso lo scambio epistolare del 1824. Il 19 giugno di quell’anno, da Roma, nel Quirinale, l’Arcivescovo Marchetti risponde al Dottor Del Frate, allora amministratore di Rimini, esprimendo le proprie difficoltà nell’intervenire. L’Arcivescovo si dichiara “ignaro affatto e nuovo” delle vicende e sottolinea quanto sia “impossibile che sappia da qual parte nemmeno metterci mano, nè se vi si possa più mettere, in paesi, ove poco v’è da sperare che Roma si lasci metter mano nelle decisioni delli Ordinarj.” Richiede un dettagliato “Fatto informativo di tutto lo Stato della Causa”, anticipando che si tratterebbe di “affare lungo, e costoso per la trasmissione delle Carte per Posta.”
La questione non trova immediata risoluzione. Il 2 novembre 1824, da Empoli, l’Arcivescovo Marchetti scrive nuovamente, confermando di aver ricevuto le “concertate carte, relative al connuto affare del Beneficio Patronale di sua famiglia, posto in questa Cura di Spicchio.” Nonostante l’impegno in “solenni funzioni per i defonti”, Marchetti si riserva di portare i documenti a Roma per esaminare “cosa potrà farsi per tranquillizzare questa pendenza, o in forma autentica o con particolar direzione della propria coscienza per se e suoi posteri”. L’epistolario si conclude con un ringraziamento per “i grassi ortolani”, un dettaglio che, pur marginale, offre un inatteso scorcio sulla quotidianità dei rapporti.
Le Radici della Disputa: Storia e Specificità del Beneficio
Il fascicolo contiene documenti che affondano le radici nel passato, rivelando la lunga storia del contenzioso. Una lettera, datata Palaja 5 agosto 1794 e firmata da “Giuseppe del Frate”, evidenzia una profonda frustrazione:
“Questi Signori Vogliono far girar la Testa, ma io che ne hò poche delle sgriciole alla fine prendò qualche risoluzione, badate e per voler fare le cose per bene, ed essere delicati di coscienza ci deve cosi trattare la povera gente, e fare ammattire.”
Questa lettera lamenta una confusione da parte di un “Monsignor Minucci” tra la Cappella del Duomo di Empoli (dedicata a S. Giovanni Evangelista) e l’affigliatura di Spicchio (sotto il titolo della Madonna della Neve). L’autore sostiene che per quest’ultima “non troverà nulla né alla Cancelleria a Firenze né nella sagrestia a Spicchio”, rivendicando che si tratti di una “pura affigliatura rimessa nella nostra coscienza” e che la famiglia non fosse obbligata a renderne conto.
A supporto di questa tesi, una dichiarazione del Proposto dell’Insigne Collegiata di S. Andrea d’Empoli, Michel M.a Del Bianco, datata 29 agosto 1824, attesta l’esistenza di un Beneficio a Empoli sotto il titolo di S. Giovanni Evangelista, di padronato dei “SS.ri Del Frate di Pistoia”, con obblighi specifici:
“non ha altri obblighi, che di messe otto l’anno con libbra una di Cera alla Chiesa.”
Il Proposto precisa che tale Beneficio “non ha mai avuto che fare con altre chiese, e specialmente coll’Oratorio di S. M.a della Neve situato nel circondario del Pop.o di S. Maria a Spicchio”. La documentazione, dunque, traccia un quadro di una lunga battaglia burocratica e spirituale per definire i confini e gli obblighi di un antico patronato familiare.