Storia locale · 12 Giugno 2026

Un asse documentario tra Prato e Palaia: testamenti e donazioni del XIV secolo negli archivi di San Martino

di Angiolo Gherardini
Tutte le cronache →

La presenza di Prato nelle carte di Palaia

L’analisi del fascicolo inventariale redatto nel marzo 1882 presso l’archivio parrocchiale della Pieve di S. Martino di Palaia rivela un’inattesa rete di relazioni patrimoniali e giuridiche risalenti al XIV secolo che collegano direttamente il territorio della Valdera alla città di Prato. Tra le pergamene conservate e regestate figurano infatti atti di fondamentale importanza per la ricostruzione della proprietà fondiaria e della mobilità sociale tardo-medievale pratese. La conservazione di tali documenti in un archivio ecclesiastico locale testimonia la complessa ramificazione delle vicende familiari e delle acquisizioni di beni che, nei secoli successivi, hanno legato dinastie della zona ai territori di Prato e del suo contado.

Il testamento di Donna Grazia (1383)

Il documento più antico incentrato sulla realtà pratese è il testamento di Donna Grazia, figlia del fu Turino, originaria della villa di Cafaggio, nel distretto di Prato. Redatto il 26 ottobre 1383 dal notaio Tommaso del fu Lazzerighetto da Prato e rogato originariamente da Ser Alifretto di Prato, l’atto dispone dettagliate volontà sia pie sia materiali. La testatrice elegge la propria sepoltura nella chiesa di S. Maria a Cafaggio e destina lasciti all’altare del Sacratissimo, tra cui un torchio di cera del valore di 40 soldi alla Pieve a Borgo di Prato.

L’atto riveste un particolare interesse sociale per la disposizione di un legato di 90 fiorini d’oro finalizzato a:

maritare fanciulle miserabili

La gestione di questo fondo viene affidata agli esecutori testamentari Franco del fu Vantino (della porta a Gualdo di Prato) e Salvestro del fu Neri (della villa di Cafaggio). Tra i testimoni dell’atto figurano esponenti della comunità locale, come il rettore della chiesa di S. Illario di Cafaggio, Bartolo di Lippo Giunta e Antonio di Boccaccio.

La donazione patrimoniale del 1388

Il secondo documento di rilievo pratese è un atto di donazione datato 2 ottobre 1388, redatto a Pistoia nella chiesa di S. Maria Ripalta, ma avente come attori principali cittadini pratesi. Giovanni, figlio del fu Piero di Cotto e di monna Bartola, residente presso la Porta della S. Trinita di Prato, dona al fratello Stefano la metà della terza parte indivisa di vari beni immobili.

La descrizione dei beni offre uno spaccato preciso della topografia del territorio di Prato e delle aree limitrofe alla fine del Trecento. Tra le proprietà figurano due case con corti e portici situate all’interno di Porta S. Trinita, porzioni di terre lavorative e fruttate a Cafaggio (in località all’Agguagliatoio), e quote di un podere boschivo e castagneto a Campo alla Cicca, situato tra i confini di Castiglione, Migliana e Valtopiano. Vengono inoltre menzionati terreni a Malpasso, Vignale e Macia. All’atto assistono come testimoni Gio. di Bartolino da Prato e Gregorio di Jacopo di Ser Bonaguida da Vaiano, a ulteriore conferma dello stretto legame tra le famiglie dell’area pratese e i territori circostanti.