Nel Cuore del Granducato: Pratiche Notarili Ottocentesche
Il fascicolo di compravendita del podere «Carbonaja», situato nel comune di Palaia, offre uno spaccato delle pratiche contrattuali in uso nel Granducato di Toscana, sotto il dominio di Leopoldo II, negli anni 1851-1852. Il documento centrale è un rogito notarile, redatto il 17 giugno 1851 dal Dott. Francesco Mazzei, Notaio Regio residente a Palaia, e registrato a Pontedera. Questo atto formalizza la vendita del podere da Antonio Pandolfi (del fu Raffaello) ai Nobili Dottori Giuseppe, Niccola e Giovanni Del Frate. Attorno a questo rogito principale si articola una serie di atti accessori: una confessione di debito, quietanze di pagamento, volture, iscrizioni ipotecarie e una perizia, che insieme ricostruiscono l’intera transazione.
Il Podere Carbonaja: Prezzo, Pagamenti e Garanzie
L’oggetto della compravendita è il podere denominato «Carbonaja», descritto come composto da “Terre lavorative, Olivate, Vitate, e boschive” con “casa da Lavoratore, ed annessi”. I confini del podere sono elencati in dettaglio, includendo “Via di Carbonaja”, “D.n Giuseppe Filippeschi”, “Fratelli Renieri”, “Fratelli Antonio, e D. Ferdinando Manoncini botro mediante”, “Antonio Lorini botro mediante”, “Essi Sig.ri Compratori botro mediante”, e “Pretti Demi”. Il podere è altresì identificato catastalmente nella “Sezione F. del Catasto della Comune di Palaia sotto le particelle 816, 817, 818, 819, 822. e 825.”
Il prezzo pattuito per la vendita è di “Scudi Toscani ottocento”, una somma che le parti ratificano “per giusto, e vero” e coerente al parere del perito D. Antonio Mamoncini. Il pagamento viene strutturato in due rate: Scudi 300 da versare entro due mesi dalla voltura catastale, con interessi al 4% annuo, e i restanti Scudi 500 entro un anno dalla data del rogito, con interessi al 5% annuo. A garanzia del “pieno, e puntuale pagamento del prezzo integrale”, Antonio Pandolfi si riserva “il pieno, ed assoluto Dominio sopra il Nominato Podere” fino al saldo completo.
Tra Confessioni di Debito e Radiazioni Ipotecarie: La Chiusura dell’Affare
La transazione è accompagnata da una serie di formalità e garanzie. Fin dalla data del rogito, il 17 giugno 1851, i compratori Del Frate sottoscrivono una “Confessione di Debito” per “Lire Duemila Toscane” a favore di Pandolfi. Tale somma è relativa al valore di “Stime Vive, e Morte, Soprasuoli di ogni genere, e Raccolte pendenti, ed Esistenti nel podere”, con l’obbligo di pagamento entro due mesi e interessi al 4%. A carico dei compratori sono poste anche le “Spese del presente atto, suo Registro, Voltura, Radiazione d’Iscrizione, e copia Autentica”.
Un aspetto rilevante riguarda la gestione delle ipoteche preesistenti. La moglie del venditore, Enrichetta Mori, interviene per prestare il suo “opportuno, e necessario consenso” affinché l’Uffizio della Conservazione dell’Ipoteche di Volterra “Cassi, Radi, ed Annulli sopra il suddescritto Podere di Carbonaja” un’iscrizione ipotecaria accesa fino alla somma di Scudi 600 in capitale, oltre a frutti e spese. Tale radiazione viene consentita “Tenuta però ferma sopra il rimanente del Patrimonio, e beni del detto di Lei Marito, l’Iscrizione Ipotecaria”. I pagamenti avvengono gradualmente: una ricevuta del 20 agosto 1851 attesta il saldo di Lire 2013,6,8 per la confessione di debito, mentre la quietanza finale del 18 settembre 1852, registrata a Pontedera, conferma il definitivo “Saldo finale, e quietanza generale Generalissima” del prezzo di Scudi 800, con il venditore Pandolfi che dichiara di essere “pagato Saldato, Contento, e Sodisfatto”. Il processo si conclude con la nota di onorario e spese del perito D. Antonio Mamoncini, che incassa “Lire Ventiquattro” per il suo lavoro di stima.