La Perizia del 1901: Un Inventario di Ricchezza e Prospettive
Dall’archivio emerge una preziosa “Relazione peritica di alcuni beni di Proprietà del Nobile Uomo Sig. Cav. Del Frate – Perrini Augusto di Palaia”, redatta dall’Ing. Agronomo Dott. Arturo Crivellari a Luglio del 1901 e firmata ad Agnano il 25 dello stesso mese. Questo documento, frutto di accurate visite svoltesi tra l’8 e il 10 luglio, offre un’immagine dettagliata del consistente patrimonio immobiliare del Cavaliere, esteso tra i comuni di Palaia e San Miniato, nel cuore del Regno d’Italia. L’obiettivo primario era la stima di un complesso immobiliare vasto e diversificato, con una chiara distinzione tra i beni di libera proprietà e quelli gravati da vincolo di usufrutto.
“La presente perizia… non aspira ad altro, che ad essere una semplice guida, però sincera e sicura, per le trattative eventuali che dovessero quando che sia iniziarsi.”
Tale affermazione del perito sottolinea la natura pragmatica e la finalità specifica di questo inventario, destinato a supportare future operazioni economiche o successorie.
Un Patrimonio Diversificato: Dimore Signorili e Terre Produttive
Il cuore del patrimonio urbano del Cav. Del Frate Ferrini è il “Palazzo Padronale” di Palaia, una “dimora signorile” situata nel centro del paese. Descritto con dovizia di particolari, vanta ben 54 locali distribuiti su cinque piani, con annessi di pregio quali un frantoio con “strettoi moderni in ferro”, una “Scuderia veramente signorile” con “tutti i perfezionamenti” e un giardino “pregevole per l’esposizione e per la qualità delle piante”. La villa, dotata di una “completa rete di canalizzazione per la distribuzione dell’acqua”, “campanelli elettrici” e “due parafulmini”, testimonia un livello di comfort e modernità notevole per l’epoca. Il suo valore stimato è di Lire 40.000,00.
Accanto alla residenza principale, il Cavaliere possedeva diverse altre proprietà urbane a Palaia, tra cui case, botteghe e un “Nuovo Granaio con Frantoio e Cantine” descritto come un “fabbricato di moderna costruzione” cruciale per la “vasta azienda Agricola”.
I possedimenti rurali rappresentano la parte più estesa e produttiva del patrimonio, distribuiti in poderi come “Bocco o Le Fornaci”, “Il Lago”, “Rocca”, “Chiudendone”, “Agliatone”, “Le Capannaccie” e “La Casetta”. Il perito evidenzia l'”attitudine vinicola e olivicola” di queste terre. Il podere di Bocco, ad esempio, è descritto come un “uliveto modello” con circa 1800 piante, mentre ad Agliatone si trova anche una “fornace ove si fabbrica un’eccellente materiale laterizio” all’interno di un bosco di lecci. L’Ing. Crivellari sottolinea il “potenziale produttivo” di queste terre, in particolare per la viticoltura nella vasta proprietà di Agliati, che “meriterebbe il nome di fattoria” per la sua estensione di oltre 132 ettari.
Vincoli e Valore Complessivo: Uno Sguardo sul Futuro della Proprietà
Un aspetto rilevante della relazione è la distinzione tra beni di libera proprietà e quelli gravati da usufrutto vitalizio, istituito con contratto del 6 aprile 1896 a favore del Sig. Francesco e della Signora Isolina Del Frate Ferrini. Il perito specifica che, per tali beni, la detrazione dovuta al vincolo non è stata calcolata nella perizia, in quanto il suo valore “variando anno per anno… renderebbe la perizia inservibile e non giusta dopo poco tempo”, rimandando tale valutazione alle “trattative e conclusioni probabili di vendita”.
Il riepilogo finale attesta un valore totale dei beni di libera proprietà pari a Lire 359.125,77. I beni soggetti a usufrutto ammontano a Lire 47.206,00. Il valore generale complessivo del patrimonio è stimato, quindi, in Lire 406.331,77, “salvo la detrazione da farsi per i beni colpiti da usufrutto”. Questo documento rappresenta, pertanto, una fonte fondamentale per la comprensione delle dinamiche della proprietà agraria e nobiliare in Toscana all’inizio del Novecento, nonché per future “pratiche di compravendita, successione o negoziazioni relative agli oneri d’usufrutto”.