La rete gestionale di un pio legato: l’asse Palaia-Ghizzano
I documenti d’archivio compresi tra il 1719 e il 1732 (con un’appendice documentaria datata 1781) offrono una dettagliata ricostruzione dell’amministrazione di un lascito pio disposto dal defunto Reverendo Bartolomeo Ferrini, già pievano. Al centro della struttura gestionale emerge la figura di Giacinto Fatticcioni (indicato anche come Faviccioni), operante da Palaia in qualità di agente e fattore del signor Niccolò Del Frate, erede o amministratore del patrimonio. Palaia si configura come il centro logistico da cui partono le disposizioni finanziarie per l’adempimento degli obblighi liturgici nelle parrocchie limitrofe.
Il nucleo principale delle carte è costituito dalle ricevute di pagamento per la celebrazione di un officio annuale di cinque messe in suffragio dell’anima del testatore, per una somma fissa di quindici lire. La corrispondenza si apre con una lettera inviata il 10 agosto 1719 da Bartolommeo Corsini a Giacinto Fatticcioni a Palaia, concernente l’invio di olive e nocciole e i contatti con il “Sig.re zio” a Peccioli. Pochi giorni dopo, il 29 agosto 1719, si registra la prima quietanza ufficiale:
«Io D. Verano Ciabbatari Piev.e di Chirano ho Ricevuto dal S.r Nico
colo Dl Frate Eg.do da Jaccinto Fatticcioni suo Agente –
lire quindici p il solito Offizio di cinq.e Messe di S. Bar
tolomeo»
Tale prassi viene regolarmente ripetuta negli anni successivi, come attestano le ricevute emesse dallo stesso pievano di Ghizzano nel 1720 e nel 1722, che confermano la consegna del denaro da parte dell’agente Fatticcioni.
Il passaggio a Tizzano e la contabilità della Cappella di San Bartolomeo
A partire dall’agosto del 1722, la responsabilità delle celebrazioni devozionali si sposta alla pieve dei Santi Germano e Prospero di Tizzano. Il pievano Pietro Antonio Graysi (indicato anche come Frassi o Grassi) firma le relative quietanze dal 1722 al 1725, esplicitando il vincolo giuridico del lascito testamentario del Reverendo Ferrini.
I documenti rivelano che la Cappella di San Bartolomeo non era soltanto un luogo di culto e suffragio, ma un’entità patrimoniale complessa, soggetta a precisi oneri fiscali e capace di generare rendite. Il 4 agosto 1724, il pievano Graysi riceve, oltre alle consuete quindici lire per l’officio, un’ulteriore somma:
«di più dal medmo. ricevo lire quattro p la tassa stata fatta sopra la cappella di S. Bartolomeo eretta in qsta Chiesa in occasione delle spese occorse p la Visita Pastorale fatta nel mese di Settembre dell’anno scorso da Monsigr. Illmo. nostro»
Inoltre, una ricevuta del 29 agosto 1732 attesta che la cappella posta nella Pieve di Ghizzano era concessa in locazione. In tale data, il padre Carl’Antonio Nottolini riceve da Niccolò Del Frate cinque scudi (pari a 35 lire) a conto dell’affittanza della cappella, dichiarandosi ancora creditore di quarantacinque scudi.
La continuità della gestione e gli altri incarichi di Niccolò Del Frate
La continuità del legato Ferrini è documentata fino al 20 agosto 1732, data in cui il nuovo pievano di Ghizzano, Pietro Antonio Prepi, rilascia la quietanza di quindici lire per l’officio annuale di messe.
La documentazione mostra infine un ampliamento delle responsabilità amministrative di Niccolò Del Frate. Due ricevute emesse da padre Vincenzo Barberini di Peccioli, rispettivamente nel luglio 1732 e nel luglio 1781 (data che potrebbe rappresentare un errore di trascrizione dell’epoca), registrano il pagamento di cinque scudi (pari a 35 lire) per l’offiziatura o la “provisione” di una cappella situata a Stippana o Stizzano. Questi atti confermano la stabilità nel tempo della struttura amministrativa facente capo al Del Frate, il quale gestiva molteplici pii legati e cappellanìe nel territorio rurale pisano.