Storia locale · 7 Maggio 2026

Il Podere «La Tomba/Carbonaja»: Cronache di Proprietà e Obbligazioni nel XVIII Secolo Toscano

di Angiolo Gherardini
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Un Affresco Patrimoniale del Settecento Toscano

Il fascicolo archivistico intitolato «La Tomba/Carbonaja» (Palaia) offre una prospettiva documentata sulla gestione patrimoniale e sulle dinamiche familiari rurali in Toscana durante il XVIII secolo. Attraverso una raccolta di atti notarili, ricevute e testamenti, il fondo copre il periodo tra il 1730 e il 1779, con attestazioni che si estendono fino al 1793. I documenti, provenienti da diversi notai operanti in località quali Palaia, Pontedera e Castelfranco di Sotto, tracciano i passaggi di proprietà, le estinzioni di censi e le complesse obbligazioni che legavano le famiglie Del Frate, Borsi, Pippeschi e Berti al podere in questione e ad altri beni.

Transazioni Fondiarie: Debiti, Censi e Compravendite

Il percorso documentale inizia con una riconoscenza di debito datata 22 luglio 1742, in cui Marco di fu Niccolò del Frate si dichiara debitore dei Signori Nannucci di Montopoli per la somma di “scudi diciotto, e lire quattro”. Questa obbligazione viene successivamente estinta, come attestato da una quietanza del 6 agosto 1744, in cui Bernardo Namucci riceve “scudi dieci” dal “Sig[no]re Dot[to]re Niccolò del Frate” “p[er] l’estincco del presente obligo”.

Una fase successiva è illustrata dall’atto del 31 gennaio 1755, rogato a Pontedera. Questo documento sancisce l’estinzione di un “Annuo perpetuo, ma redimibile Censo” di quindici scudi d’otto reali, istituito nel 1732 da Aniolo del fu Gio: Batta del Frate d’Empoli e venduto al Capitano Scipione Cipreschi (o Pippeschi) di Pontedera per trecento scudi. La liquidazione del censo, per un ammontare di “scudi trecento da otto reali”, viene effettuata dal “Sig[no]r Marco d’Andre[a] Niccolò del Frate d’Empoli”, figlio e donatario della consorte di Aniolo, Lucrezia Fedini, a favore del Capitano Filippo Pippeschi e dei suoi fratelli.

La transazione più significativa è il rogito di compravendita del 22 marzo 1779, stipulato a Palaia. In esso, Gaspero del fu Giuliano Borsi di Palaia vende al “Ecc[ellentissi]mo Sig[no]r D[otto]r Niccolò del fu Sig[no]r Marco del Frate d’Empoli” il podere “La Tomba, o Carbonaja”. Il prezzo di vendita è fissato in “scudi quattrocento quarantadue moneta di lire sette l’uno”. Il pagamento avviene in parte con uno sborso immediato di “scudi trecentotrenta tre, lire quattro, soldi tredici, e d[enari] quattro”, e per la parte restante tramite l’accollo da parte dell’acquirente di due censi preesistenti: uno di “scudi ottanta” con la Prioria di S. Pietro di Villa Saletta e un altro di “scudi trentadue, lire due, soldi sei, e d[enari] otto” con la Congregazione di S. Sebastiano di Marti. Il venditore si impegna a manlevare l’acquirente da “Fedecommesso” e da eventuali oneri relativi ai censi in caso di molestie.

L’Usufrutto a Vita e il Legato di Mantenimento

Un elemento distintivo del rogito di compravendita del 1779 è la clausola di riserva d’usufrutto. Il documento specifica che la vendita “non abbia effetto, e d[ett]o Sig[no]r Comprat[or]e e suoi non ne possino andare al possesso se non dopo la morte naturale della med[esim]a”, riferendosi a “M[adonn]a Antonia vedova di Giuseppe Matrazzotti”.

Questa riserva trova la sua origine nel testamento di Giacomo Antonio del fu Sebastiano de Ursis da Palaia, redatto il 22 settembre 1778 e certificato nell’Archivio Pubblico Fiorentino il 19 luglio 1793. In questo testamento, il “molto Reverendo Signore Giacomo Antonio” concede “a Maria Antonia di Domenico Berti di Buti vedova di Giuseppe Matrinatti di Lucca il pieno, e libero usufrutto sua vita naturale durante di Podere di Carbonaia di Sotto posto nel Popolo di S. Martino di Palaia luogo detto la Tomba”.

Oltre all’usufrutto, il testatore dispone un dettagliato legato di mantenimento, che include “un mezzo sacco di grano, un barile di vino il mese ed un barile d’olio l’anno”, oltre a otto lenzuola nuove, materassi, un coltrone, una coperta, guanciali e tovaglioli. Viene altresì assegnata “la casa, che serve p[er] puro suo uso con tutto quel che in essa si contiene”. La motivazione di tale generosità è esplicitamente dichiarata: “p[er] il lungo fedelissimo servizio di circa venticinque anni che gli ha prestato, e p[er] la cura, ed assistenza continua che ha avuto non solo alla sua Persona, ma ancora alla sua roba senza aver mai ritirato salario di sorte alcuna”. Questo fascicolo, quindi, non solo illumina le pratiche giuridico-economiche del tempo, ma offre anche uno spaccato sui legami personali e le forme di previdenza sociale ante litteram.