Storia locale · 6 Maggio 2026

Una Controversia Patrimoniale Lunga un Secolo: i Del Frate contro il Capitano Tambaccini

di Angiolo Gherardini
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Radici di un Contenzioso di Lunga Data

Il fascicolo archivistico “Del Frate vs. Capitano Anton Virgilio Tambaccini/Tamburini” illumina una tipica controversia civilistica dell’età moderna nell’area pisana, con documenti che abbracciano un arco temporale significativo, dal 1692 al 1767, e attestazioni e certificazioni che giungono fino al 1837, come dimostrato da un contratto di locazione datato 1833. Al centro di questa disputa, che attraversa generazioni, vi sono le pretese creditorie della famiglia Del Frate – rappresentata da Niccolò e, in seguito, dai suoi eredi Francesco, Giovanni Battista e Marco – nei confronti del Capitano Anton Virgilio Tambaccini (variamente denominato nei documenti anche come Tamburini, Lambaccini, Gambaccini o Gambacorti), erede a sua volta del fu Capitano Niccolò Tambaccini. La natura dei crediti è diversificata, spaziando da negoziazioni di mercanzie a contratti di locazione, fino a sentenze giudiziarie non onorate.

Il Dettaglio delle Pretese e le Strategie Legali

I Del Frate rivendicano un credito antico, basato su contratti e scritture risalenti al 1692-1694. Ad esempio, una scrittura del 10 maggio 1692 attesta un debito per valuta di mercanzie di circa “scudi Settecento”. Altre documentazioni del 20 maggio 1694 e del 20 gennaio 1692 menzionano somme in scudi (varianti tra 700, 1100 e 1140) e pagamenti annuali in “pezze di panno di Londrina” o “pandinella”. A questi si aggiungono i canoni di pigione arretrati per una “bottega nuova” e una “stanza” annesse a una casa sita in Via Maestra fiorentina a Pontedera. Le locazioni, alcune delle quali risalenti al 1733, prevedevano canoni di quattordici o quindici scudi l’anno, come dettagliato in “scritta gabellata” e “biglietto”.

Per la soddisfazione dei loro diritti, gli eredi Del Frate avviarono un complesso iter giudiziario, chiedendo l’inserimento in graduatoria dei creditori e il riconoscimento del diritto di prelazione e ipoteca sui beni del debitore. Il fascicolo documenta una serie di azioni legali, inclusi “lodi di Banco” e “sentenze del Tribunale di Palaia” contro terzi (come Battista del Bruna e Giuseppe Giorgi), i cui crediti furono poi girati ai Del Frate, oltre a “decreti conservativi” del 1766-1767 e numerose “ricevute di pagamento” (1736-1737). L’obiettivo finale era l’immissione nel possesso dei beni del Capitano Tambaccini e la loro vendita forzata mediante “subasta” per recuperare il dovuto. Si invocava l’anteriorità del credito, come si legge:

“considerata non solo l’anteriorità del tempo del giorno del contratto debito al tempo della scritta qualle ogni altra anteriorità di tempo del quale fosse pervenuta anco originale il detto credito”

Uno Spaccato sulle Pratiche Patrimoniali dell’Epoca

La documentazione offerta dal fascicolo “Del Frate vs. Capitano Anton Virgilio Tambaccini/Tamburini” è di notevole interesse storico. Essa illustra la complessità delle procedure di concorso tra creditori e l’importanza delle garanzie reali, come l’ipoteca, nell’Italia pre-unitaria. La varietà dei documenti – dai contratti di locazione ai rogiti notarili, dalle sentenze ai rendiconti – offre uno spaccato autentico sulle pratiche esecutive e sulla tutela del patrimonio ereditario. La controversia, prolungatasi per decenni e che coinvolge diverse generazioni e località come Pontedera, Palaia e Firenze, evidenzia la tenacia con cui le famiglie cercavano di salvaguardare i propri interessi economici e la sofisticazione del sistema giuridico dell’epoca nel gestire debiti e successioni ereditarie.