Storia locale · 2 Maggio 2026

Cronache Settecentesche: Il Rendiconto del Patrimonio Spadacci

di Angiolo Gherardini
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Dalla Cancelleria dei Pupilli: Una Finestra sul Settecento Toscano

Dagli archivi di Firenze emerge un fascicolo prezioso, datato al XVIII secolo (1762-1766), che illumina le complesse pratiche di gestione e liquidazione patrimoniale nel Granducato di Toscana. Si tratta del “Fascicolo Patrimonio Spadacci”, un insieme di atti relativi alla cura dei beni dei pupilli Giovanni Filippo e Antonio Spadacci, e del defunto Lorenzo Spadacci. Questo documento offre una prospettiva concreta sulle responsabilità dell’economo, sulle dinamiche giudiziarie e sullo stato materiale dei beni in un’epoca di transizione amministrativa.

La documentazione integrata comprende un estratto giudiziale, rendiconti economici dettagliati e inventari mobiliari, fornendo un quadro esaustivo della chiusura amministrativa affidata a Marco del Frate, economo del patrimonio nelle pertinenze di Palaja e Riparbella.

Il Bilancio dell’Economo: Tra Entrate, Uscite e Verdetto Giudiziale

Il cuore del fascicolo è rappresentato dall’estratto giudiziale del 29 ottobre 1766, redatto dall’Illustrissimo Sig. Auditore Franco Antonio Agnini, Giudice Delegato per le cause del Patrimonio Spadacci. L’atto prende formalmente nota della rinuncia all’amministrazione presentata da Marco del Frate il 4 maggio 1764 e sancisce la validazione giudiziale del rendiconto finale.

Il processo vide coinvolti numerosi attori: oltre a Del Frate e al Giudice Agnini, figurano il Perito Calcolatore Giovanni Boccini, che redasse la “Dimostrazione del rendimento di Conti”, e i procuratori Niccolò Lazzerini (per Del Frate), Lorenzo Baldacci (per il pupillo Antonio Spadacci), Bartolommeo Guerrazzi (per la Massa dei Creditori) e Ferrante Bellonj (per il Prior Gio: Batta Lenzi). Dopo aver esaminato le prove e le argomentazioni, il Giudice Agnini:

“dichiarò il Sig. Marco del Frate come Stato Economo del Patrimonio […] avere reso legitimamente conto dell’Amministrazione da essa tenuta […] E perciò a forma di detta Dimostrazione rimanere debitore al suddetto Patrimonio della somma e quantità di scudi nove, e soldi diciannove; assolvendo detto Sig. Del Frate conforme l’assolve da ogni altro rendimento de Conti suddetti.”

Interessante è il dettaglio contabile, che include entrate da vendite d’olio e argenti (tra cui “libbre 7 o 10 denari 10 argenti ritrovati nell’Eredità del fu Sig. Antonio Spadacci e venduti al Sig. Gherardo Salvatici”), e uscite per spese di amministrazione, onorari, alimenti (ad esempio, al Sig. Lorenzo Spadacci), pagamenti a creditori come il Marchese Gerini di Firenze e i Mastiani di Pisa, e spese processuali. Sebbene il rendiconto indicasse un debito residuo di “scudi nove, e soldi diciannove”, l’atto giudiziale, avvalendosi della facoltà di “stagliare” conferita dalle parti, dispose che Del Frate fosse assolto dalla restituzione di tale somma, a fronte del suo onorario e delle spese del processo.

Vita Materiale: Inventari di Palaja e Riparbella

A completamento della procedura di liquidazione, il fascicolo include inventari dettagliati dei beni materiali presenti nelle pertinenze di Palaja e Riparbella. Questi elenchi offrono una vivida testimonianza della vita domestica settecentesca e dello stato materiale del fondo al momento del rendiconto.

Sono documentati mobili come “Sette Seggioline coperte di Vacchetta”, “Un Cassettone di Noce”, e “N[umer]o Sei Chicchere di porcellana da Cioccolata”. Non mancano gli utensili da cucina: “Una Catinella di rame grande di libbre 8”, “Tre Cioccolattieri di Rame”, e “Varie stoviglie di terra ordinaria”. Particolarmente significative sono le scorte di vino e olio, con “N[umer]o dodici Ziri da Olio di tenuta Barili dodici l’una uoti” e “N[umer]o tre Botti piene di Vino Rosso di tenuta Barili cinquanta due Vino detto in Cassa”.

Tali descrizioni puntuali rendono il fascicolo una risorsa inestimabile per la ricostruzione delle pratiche economali, delle procedure amministrative dei pupilli e per studi specifici di storia patrimoniale e della cultura materiale nel Granducato di Toscana.